Perchè non bisogna pagare le tasse

Miliardi di Euro impiegati male e che hanno solo generato corruzione nel Paese sono i proventi delle tasse cui sono chiamati  a pagare gli italiani in misura sempre maggiore. Un sistema fiscale sbagliato e predone, che ha ridotto in miseria centinaidi migliaia di famiglie italiane, con aziende costrette a chiudere perché sommerse di debiti, solo per arricchire politici e malavitosi colludenti tra loro. Gli unici datori di lavoro ancora in grado di mantenere le proprie clientele sono rimasti gli enti pubblici. Intorno ai comuni, alle Province ed alle Regioni, gravitano veri e propri crogiuoli di lacchè, che diversamente non saprebbero come sfamare le proprie famiglie. Contributi per associazioni fantasma; per squadre sportive inesistenti; per gente bisognosa (non sempre) o per tante altre nicchie di circostanza, che fotografano una situazione sociale corrotta quasi capillarmente. Se poi passiamo in rassegna gli appalti pubblici o i contributi per aziende di una certa entità, la corruzione assume dimensioni ben più consistenti e si evolve al rango di associazione a delinquere, trovando il suo momento di sublimazione con il contributo ai giornali… quelli di regime, naturalmente, che sanno parlare tacendo. Per tenere in piedi lo statalismo finanziario e fare in modo che continui a “girare la giostra” nel senso che abbiamo indicato, bisogna che si realizzino due condizioni: 1) che si rendano sempre più assoggettati i cittadini; 2) che si prelievi il più possibile dalle loro tasche per incrementare la fonte di ridistribuzione. Entrambi le condizioni si realizzano in un solo momento nella vita di uno stato: quando si effettua il prelievo fiscale. Maggiore è il prelievo, minore diventa la libertà d’azione del cittadino. Di converso, maggiore è il prelievo effettuato, maggiore è il potere che i rappresentanti dello stato esercitano sui cittadini. Chi è povero, d’altronde, non può avanzare pretese. Diceva un politico scomparso negli anni ottanta: “non si diventa uomini alla maggiore età o quando si prende moglie, ma quando si consegue il primo reddito”. Se il reddito che percepiscono gli italiani viene in gran parte ritirato dallo stato e senza voler comprendere se agli italiani rimane la possibilità di vivere una vita dignitosa, quegli italiani che risulteranno poveri e non in grado di sopravvivere dignitosamente, dovranno o rubare o strisciare ai piedi dei potenti.Ma vediamo nel dettaglio perché è giusto non pagare le tasse così come sono congegnate nel nostro sistema fiscale. Per capirci meglio prendiamo ad esempio un commerciante o un negoziante medio che ricava dal suo esercizio diciamo Euro tremila mensili. Il fisco interviene tassando interamente il reddito preso in considerazione e nella misura prevista dal sistema, senza porsi il problema legato alla sopravvivenza del negoziante. A ben chiosare questo aspetto e volendo riconoscere dignità umana ad ogni cittadino della Repubblica, che lavora e produce, è assolutamente fuori luogo che un reddito venga tassato prima che sia assicurata al soggetto che lo ha prodotto dignitosa sopravvivenza insieme alla sua famiglia. Se si attuasse ciò e posto che la famiglia di tale soggetto possa avere bisogno ogni mese di tutto il reddito prodotto, il reddito preso in considerazione non dovrebbe essere tassato di un solo centesimo. Il soggetto che lo ha prodotto, infatti, spendendo tutto il ricavato mensile non solo ha esercitato un suo diritto naturale ma ha pagato le tasse abbondantemente se è vero come è vero che ogni genere acquistato è gravato da imposta. Inoltre la maggiore spesa va ad incrementare altri bilanci, che per effetto di ciò risulteranno maggiormente introitati e dunque tassabili in maniera più congrua. Ma la novità assoluta consisterebbe nell’automatica estinzione dell’evasione fiscale. Provate ad immaginare come ognuno di noi si munirebbe di ogni certificazione fiscale, dallo scontrino alla fattura, se essa fosse (come a rigore di logica dovrebbe essere) detraibile. Ognuno scaricherebbe dal proprio reddito le spese mensili per mangiare, per vestirsi, per l’acquisto di carburante ecc… Il cittadino contribuente che diventa controllore scrupoloso non per odio di classe ma per interesse diretto.Ai nostri giorni, invece, quando mi reco per qualche compera evito di ritirare lo scontrino fiscale, che serve agli idioti ed ai parassiti che provano livore per chi produce. Personalmente e a queste condizioni non voglio lo scontrino fiscale, almeno fino a quando non mi daranno la certezza di poterlo scaricare come costo.Domenico Longo

Le facce lorde della Campania

“Vedi Napoli e poi muori” fu coniata evidentemente per mettere meglio in risalto le naturali bellezze del capoluogo campano non certo comuni a troppe altre città. Come a voler dire: “è un peccato morire senza aver mai visto le bellezze di Napoli”. Oggi sulle guide turistiche di tutto il mondo, invece, viene scongiurata Napoli come meta, ritenuta, a ragion veduta e bellezze naturali a parte, una città balorda ed in balia della camorra con, per giunta, al governo una classe politica cervellotica ed in perenne delirio d’onnipotenza. Antonio Bassolino, alias Totonno ‘o cacaglio (Antonio il balbuziente) e la starnazzante Rosa Russo Iervolino sono gli indubbi e maggiori responsabili del degrado igienico e morale da guinness, in cui versa la capitale del Mezzogiorno d’Italia. L’immondizia arriva in alcune zone fino ai primi piani dei palazzi e a tutt’oggi ancora non si riesce ad attribuire a nessuno la responsabilità penale e se è per questo anche morale, per aver messo in ginocchio un’intera città nonostante i venti di poppa favorevoli. Infatti, dal 1994 al 2006 l’Unione Europea ha stanziato ben 251 milioni di euro per la Campania, destinati a risolvere il problema spazzatura. La colpa è della camorra, dicono. Ma la camorra a chi vota? E perché? Bassolino fa il suo maggiore pieno di consensi proprio nei quartieri ad alto tasso di criminalità organizzata, quasi come se vi fosse una tacita reciproca intesa di collaborazione tra il mondo del malaffare e quello politico partenopeo. I risultati non si fanno certo attendere. Le disfunzioni sono evidenti e trasversali. Non c’è un settore che si possa dire funzionante. Dall’amministrazione spicciola alla sanità indebitata fino al collo; dalla gestione della spazzatura a quella del territorio martoriato. Proprio Bassolino in queste ore è finito nell’occhio del ciclone per la questione monnezza. Una ridda di fatti che stanno precipitando e che è difficile governare anche da parte di quella sinistra che è sin troppo brava a minimizzare gli eventi che la chiamano in causa direttamente. La stessa Corte dei Conti ha condannato il Governatore della Campania all’esborso di oltre tre milioni di euro come risarcimento nell’affare della monnezza, senza mancare di evidenziare che, in fondo, il cosiddetto commissario ai rifiuti non serve proprio a nulla se non a confondere le idee e ad allargare la cerchia delle responsabilità tanto da rendere difficile poi la loro attribuzione. Ma Bassolino non si da certo per vinto. Nonostante siano richieste le sue dimissioni a gran voce dal mondo politico nazionale e dalla società civile, Totonno ‘o cacaglio resiste, forte anche della solidarietà che sta raccogliendo da parte di alcuni componenti del Governo, in primis da Clemente Mastella, il quale ha dichiarato che Bassolino aveva ben poco da fare per evitare lo scempio in atto e secondo voci ben accreditate, lo stesso Mastella minaccerebbe di far cadere il Governo ove mai esso decidesse di far ricadere su Bassolino ogni responsabilità della questione rifiuti. Appare doveroso sottolineare a questo punto, come su Mastella e Bassolino non manchino notizie di stretta collaborazione reciproca non tanto politica quanto di natura affaristica. In ogni caso la deleteria logica di gestione della cosa pubblica è comune ad entrambi i politici parolai. Mastella, facendo sfoggio del suo migliore repertorio da accattone per risvegliare i sentimenti patriottici degli abitanti del Sud, non s’è dimenticato di sottolineare come dal nord dell’Italia giungano carichi anonimi di materiale radioattivo che viene sistematicamente sepolto nella nostre campagne. Ovviamente per la circostanza s’è dimenticato di precisare che tra gli indagati di questo ignominioso reato figurano alcuni suoi stretti collaboratori al comune di Ceppaloni -addirittura la sua vice sindaco-. Insomma una bella faccia tosta come il bronzo, non c’è che dire.
La verità è che in Campania è mancata del tutto la volontà di risolvere l’emergenza rifiuti solo per facilitare la realizzazione di interessi trasversali. Se a tutt’oggi sui territori regionali sono in atto veri e propri atti di guerriglia volti ad impedire l’istallazione di CDR e di termovalorizzatori è solo perché è anche mancata ogni iniziativa capace di programmare (dopo aver preparato culturalmente gli abitanti della Campania) e di costruire strutture idonee, in territori idonei, per risolvere razionalmente, e come avviene in ogni altra parte del territorio nazionale, l’emergenza rifiuti, che, ricordiamo, in Campania esiste da quattordici lunghissimi anni.
Domenico Longo

I SIGNORI DELLA ZONA FRANCA

Quasi a chiusura del presente numero apprendiamo della richiesta degli arresti domiciliari firmata dal GIP di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Chiaromonte, per una trentina di persone (per tre delle quali è stata prevista la misura cautelare in carcere) quasi tutte legate all’UDEUR tra cui spicca il nome di Sandra Lonardo, moglie del Guardasigilli Mastella. Lo stesso Guardasigilli risulta indagato per ben sette ipotesi di reato: concorso esterno in associazione per delinquere, due episodi di concorso in concussione e uno di tentata concussione, un concorso in abuso d’ufficio e due concorsi in falso. Sandra Lonardo, Presidente del Consiglio Regionale della Campania, invece, è stata tratta in arresto (ai domiciliari) per tentata concussione ai danni di un manager dell’ASL Casertana. I due PM, come avevamo preannunciato sullo scorso numero, titolari dell’indagine, sono Cimmino e Giordano in forza presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Inoltre è stato sospeso il Prefetto di Benevento, Urbano ed un giudice del TAR Campania, De Maio.
Una vera e propria holding tendente a controllare buona parte del sistema degli impieghi pubblici attraverso pressioni o scambi di favori con amici potenti ben inseriti nelle istituzioni. Questo è quanto sostengono in buona sostanza i PM, Giordano e Cimmino, che hanno formulato le accuse e stando così le cose non si può escludere che i reati saranno contestati sotto il vincolo associativo.
Una storia vecchia che abbiamo denunciato da anni sulle colonne del nostro giornale ma che non ha trovato riscontro alcuno in una provincia come Benevento con una Procura della Repubblica sorda a qualsiasi richiamo alla legalità fattogli pervenire direttamente con denunce o indirettamente attraverso la stampa, in centinaia di occasioni. Mai una sola pubblica amministrazione mastelliana, su cui non sono mancate certo le denunce, che sia stata indagata dai sostituti agli ordini del Procuratore Capo, Ruggiero Pilla. Atti insabbiati, smarriti, snobbati, negati. Una procura prona per Mastella, insomma, e pronta a negare l’evidenza o a brogliare fascicoli pur di garantire la continuità di un sistema di corruzioni mantenuto in piedi per reciproca convenienza. Una delle migliori dimostrazioni ci viene fornita dal caso Loretta Mussi, la manager che qualche anno fa ebbe a dichiarare alla stampa: “non ce la faccio più con Sandra Mastella, che mi impone i suoi nomi ogni qualvolta devo effettuare delle assunzioni”. In tale circostanza la Mussi fu condannata per diffamazione a mezzo stampa a risarcire Sandra Lonardo Mastella. Un caso analogo di tentata concussione per il quale oggi la stessa Lonardo è agli arresti domiciliari ma che a Benevento ebbe un diverso epilogo. La Procura, e come ha fatto tante altre volte, non si sognò neanche di effettuare indagini serie tendenti a scoprire se fossero vere o meno le affermazioni della Mussi. Preferì condannarla in sede civile per la felicità della famiglia Mastella.
Oggi la signora Mastella nega la circostanza secondo cui avrebbe concusso il manager casertano e si dice addirittura allibita perché lei, proprio lei, non ha mai concusso nessuno.
Gli avvocati di Mastella hanno affermato che i loro assistiti non hanno preso un solo euro ma la verità è un’altra: nel Sannio in particolare ma anche in altre parti della Regione non c’è rimasto ente in cui non siano stati inseriti uomini dell’UDEUR. Mastella ha persino pensato che il Consiglio Regionale avesse bisogno di ricevere man forte dalla sua famiglia ed allora ha inserito sua moglie con la lista bloccata. La politica per Mastella rappresenta mera gestione del potere per il potere e fiumi di soldi pubblici percepiti pretestuosamente. Ricordiamo Iside Nova, sedicente associazione culturale con a capo il figlio di Mastella, che beneficia ogni anno di centinaia e centinaia di migliaia di euro dalla Regione per una mera festa di piazza, fosse pure che duri quattro giorni e più; ma ricordiamo anche il Campanile Nuovo, un giornale di cui Mastella si fregia di esserne l’editore ma di cui si sa ben poco concretamente, tantomeno si conosce la zona dove viene pubblicato, quasi come se fosse un fantasma. Anche per il fantasma Mastella percepisce centinaia e centinaia di migliaia di euro, soldi pubblici, naturalmente. Non necessariamente i soldi si chiedono direttamente al momento della concussione, dunque. È sicuramente più conveniente, anzi, creare le condizioni attraverso una rete di rapporti che consente di intascare milioni di euro dagli enti pubblici nel cui interno vi sono stati inseriti a suo tempo uomini di propria fiducia. Altro che gridare allo scandalo per gli arresti degli amici di Mastella. Allo scandalo si doveva gridare quando Mastella è stato nominato Ministro della giustizia; allo scandalo si doveva gridare quando Sandra Lonardo fu imposta alla Regione ed infine allo scandalo si doveva gridare centinaia e centinaia di volte che la Procura di Benevento copriva e copre ancora le malefatte di tanti mascalzoni che fanno capo al partito di Mastella e che hanno sempre considerato il Sannio come il luogo ideale per i loro bivacchi con l’assoluta certezza dell’impunità. Questa è la magistratura che piace a Mastella, quella di Benevento, quella cioè che lo ha fatto sempre operare indisturbato come in una zona franca non assoggettata alle leggi dello stato.
Mastella ha invitato a guardare su YouTube il filmato del procuratore che lo ha inquisito ed ha aggiunto che costui è una vera e propria macchietta. Però s’è scordato di dire che su You Tube è stato messo anche il filmato del Columbus Day, in America, dove le eloquenti riprese mostrano l’indice di gradimento degli emigranti per Mastella, i quali emigranti, durante tutto il percorso della sfilata gridavano in coro ed esibivano a braccia alzate cartelli con su scritto viva De Magistris.
Infine si dovrebbe gridare allo scandalo per la circostanza legata a quell’incomprensibile solidarietà formulata all’indirizzo di Mastella dalla maggioranza dei gruppi politici presenti nel Parlamento e dai suoi tirapiedi, che hanno inscenato una grottesca manifestazione in favore di Mastella, a Benevento quasi come se costui ed i suoi adepti fossero esonerati, e diversamente da come avviene per tutti gli altri cittadini della Repubblica italiana, dal dimostrare la loro estraneità ai fatti contestatigli in una normale aula di Tribunale.
Domenico Longo

Progetto h2o

Perché non esiste una cultura di Destra (di A.Romualdi)

Uno dei motivi che più ricorrono sulla nostra stampa e nelle conversazioni del nostro ambiente è la condanna del massiccio allineamento a sinistra della cultura italiana. Questa condanna viene formulata in tono un po’ addolorato, un po’ sorpreso, quasi fosse innaturale che la cultura si trovi ormai schierata da quella parte mentre a destra si incontra un vuoto quasi completo. Di solito si cerca di rendersi ragione di questo stato di cose con spiegazioni a buon mercato, quel tipo di spiegazioni che servono a tranquillizzare sé stessi e permettono di restare alla superficie delle cose. Si dice – ad esempio – che la cultura è a sinistra perché là si trova la maggior quantità di danaro, di case editrici, di mezzi di propaganda. Si dice anche che basterebbe che il vento cambiasse perché molti “impegnati a sinistra” rivedessero il loro engagément. In tutto questo c’è del vero. Una cultura, o meglio, la base di lancio di cui una cultura ha bisogno, è anche organizzazione, danaro, propaganda. È indubbio che lo schiacciante predominio delle edizioni d’indirizzo marxista, del cinema socialcomunista, invita all’engagément anche molti che – in clima diverso – sarebbero rimasti neutrali. Ma ciò non deve farci dimenticare la vera causa del predominio dell’egemonia ideologica della Sinistra. Esso risiede nel fatto che là esistono le condizioni per una cultura, esiste una concezione unitaria della vita materialistica, democratica, umanitaria, progressista. Questa visione del mondo e della vita può assumere sfumature diverse, può diventare radicalismo e comunismo, neoilluminismo e scientismo a sfondo psicoanalizzante, marxismo militante e cristianesimo positivo d’estrazione “sociale”. Ma sempre ci si trova di fronte ad una visione unitaria dell’uomo, dei fini della storia e della società. Da questa comune concezione trae origine una massiccia produzione saggistica, storica, letteraria che può essere meschina e scadente, ma ha una sua logica, una sua intima coerenza. Questa logica, questa coerenza esercitano un fascino sempre crescente sulle persone colte. Non è un mistero per nessuno il fatto che un gran numero di docenti medii ed universitari è comunistizzato, e che la comunistizzazione del corpo insegnante dilaga con impressionante rapidità. E, tra i giovani che hanno l’abitudine di leggere, gli orientamenti di sinistra guadagnano terreno a vista d’occhio. Dalla parte della Destra nulla di questo. Ci si aggira in un’atmosfera deprimente fatta di conservatorismo spicciolo e di perbenismo borghese. Si leggono articoli in cui si chiede che la cultura tenga maggior conto dei “valori patriottici”, della “morale” il tutto in una pittoresca confusione delle idee e dei linguaggi. A sinistra si sa bene quel che si vuole. Sia che si parli della nazionalizzazione dell’energia elettrica o dell’urbanistica, della storia d’Italia o della psicoanalisi, sempre si lavora a un fine determinato, alla diffusione di una certa mentalità, di una certa concezione della vita. A destra si brancola nell’incertezza, nell’imprecisione ideologica. Si è “patriottico-risorgimentali” e si ignorano i foschi aspetti democratici e massonici che coesistettero nel Risorgimento con l’idea unitaria. Oppure si è per un “liberalismo nazionale” e si dimentica che il mercantilismo liberale e il nazionalismo libertario hanno contribuito potentemente a distruggere l’ordine europeo. O, ancora, si parla di “Stato nazionale del lavoro” e si dimentica che una repubblica italiana fondata sul lavoro l’abbiamo già – purtroppo – e che ridurre in questi termini la nostra alternativa significa soltanto abbassarsi al rango di socialdemocratici di complemento. Forse gli uomini colti non sono meno numerosi a destra che a sinistra. Se si considera che la maggior parte dell’elettorato di destra è borghese, se ne deve dedurre che vi abbondano quelli che han fatto gli studi superiori e dovrebbero aver contratto una certa “abitudine a leggere”. Ma, mentre l’uomo di sinistra ha anche degli elementi di cultura di sinistra, e orecchia Marx, Freud, Salvemini, l’uomo di destra difficilmente possiede una coscienza culturale di destra. Egli non sospetta l’importanza di un Nietzsche nella critica della civiltà, non ha mai letto un romanzo di Jünger o di Drieu La Rochelle, ignora il Tramonto dell’occidente né dubita che la rivoluzione francese sia stata una grande pagina nella storia del progresso umano. Fin che si rimane nella cultura egli è un bravo liberale, magari un po’ nazionalista e patriota. È solo quando incomincia a parlare di politica che si differenzia: trova che Mussolini era un brav’uomo e non voleva la guerra, e che i films di Pasolini sono “sporchi”. Basta poco ad accorgersi che se a destra non c’è una cultura ciò accade perché manca una vera idea della Destra, una visione del mondo qualitativa, aristocratica, agonistica, antidemocratica; una visione coerente al di sopra di certi interessi, di certe nostalgie e di certe oleografie politiche.
Adriano Romualdi

IN MEMORIA DEGLI ASSASSINATI,DALLA MANO CAINITA PARTIGIANA

L’elenco che segue sta a dimostrare quanto la Resistenza italiana (O COLLABORAZIONISMO FILO URSS USA) sia da considerare una delle più terribili pagine nere della storia europea. A voi i commenti, anche se trovarne, in questa occasione è difficile.
DON ERNESTO BANDELLI – Parroco di Bria, ucciso dai partigiani slavi a Bria il30/4/45
DON VITTORIO BAREL – Economo del seminario di Vittorio Veneto, ucciso dai partigiani il 26/10/44
DON DUILIO BASTREGHI – Parroco di Cigliano e Capannone Pienza, ucciso la notte del 3/7/44 dai partigiani comunisti che lo avevano chiamato con un pretesto.
DON CARLO BEGHE’ – Parroco di Norvegigola (Apuania), sottoposto il 2/3/45 a finta fucilazione dai partigiani, che gli produsse una ferita mortale.
DON FRANCESCO BONIFACIO – Curato di Villa gardossi (TS), catturato dai comunisti slavi ed infoibato l’11/9/46.
DON LUIGI BORDET – Parroco di Hone (AO), ucciso il 5/3/46 perché aveva messo in guardia i parrocchiani dalle insidie comuniste.
DON LUIGI BOVO – Parroco di Bertipaglia (PD), ucciso il 25/9/44 da un partigiano comunista.
DON MIROSLAVO BULLESCHI – Parroco di Monpaderno (Diocesi di Parenzo e Pola), ucciso il 23/8/47 dai comunisti slavi.
DON TULLIO CALCAGNO – Direttore di Crociata Italica, fucilato a Milano il 29/4/45 da partigiani comunisti.
PADRE CRISOSTOMO CERAGIOLO – Cappellano militare decorato al V.M., prelevato il 19/5/44 da partigiani comunisti e ritrovato cadavere in una buca con le mani legate dietro la schiena.
DON FERRUCCIO CRECCHI – Parroco di Levigliani (LU), fucilato all’arrivo delle truppe di colore grazie a false accuse dei comunisti locali.
DON ANTONIO CURCIO – Cappellano dell’11° Btg. bersaglieri, ucciso il 7/8/41 a Dugaresa da comunisti croati.
PADRE SIGISMONDO DAMIANI – Ex cappellano militare, ucciso dai comunisti slavi a S. Genesio di Macerata l’11/3/44.
DON AURELIO DIAZ – Cappellano della Sezione Sanità della divisione Ferrara, fucilato a Belgrado nel gennaio 45 da partigiani titini.
DON ADOLFO DOLFI – Canonico della Cattedrale di Volterra, sottoposto il 28/5/45 a torture tali che lo portarono alla morte l’8 ottobre successivo.
DON GIUSEPPE DORFMANN – Fucilato nel bosco di Posina (VI) il 27/4/45
DON VINCENZO D’OVIDIO – Parroco di Poggio Umbricchio (TE), ucciso nel maggio 44 sotto accusa di filo fascismo.
PADRE GIOVANNI FAUSTI – Superiore generale dei Gesuiti in Albania, fucilato il 5/3/46 insieme ad altri religiosi rimasti ignoti, solo perchè italiani.
PADRE FERNANDO FERRAROTTI – Cappellano militare reduce dalla Russia, ucciso da partigiani comunisti nel giugno 44 a Champorcher (AO).
DON GREGORIO FERRETTI – Parroco di Castelvecchio (TE), ucciso da partigiani comunisti slavi ed italiani nel maggio 44.
DON SANTE FONTANA – Parroco di Comano (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 16/1/45.
DON GIUSEPPE GABANA – Della diocesi di Brescia, ucciso il 3/3/44 da un partigiano comunista.
DON DOMENICO GIANNI – Cappellano militare in Jugoslavia, prelevato la sera del 21/4/45 dai comunisti e ucciso dopo tre giorni.
DON GIUSEPPE LORENZELLI – Priore di Corvarola di Bagnone (Pontremoli), ucciso dai partigiani il 27/2/45 dopo essere stato obbligato A SCAVARSI LA FOSSA.
DON FERNANDO MERLI – Missionario della Cattedrale di Foligno, ucciso il 21/2/44 presso Asissi, da comunisti slavi istigati da altri comunisti italiani.
DON ANGELO MERLINI – Parroco di Flamenga (Foligno), ucciso dagli stessi assassini il medesimo giorno, presso Foligno.
DON ARMANDO MESSURI – Cappellano delle suore della Sacra Famiglia in Marino, ferito a morte dai partigiani comunisti e deceduto il 18/6/44.
DON GIACOMO MORO – Cappellano militare in Jugoslavia, fucilato dai titini a Micca di Montenegro.
DON ADOLFO NANNINI – Parroco Cercina (FI), ucciso il 30/5/44 da partigiani comunisti.
PADRE SIMONE NARDIN – Dei benedettini olivetani, tenente cappellano dell’ospedale militare Belvedere in Abbazia di Fiume, prelevato da partigiani slavi nell’aprile 45 e trucidato dopo orrende sevizie.
DON LUIGI OBID – Economo di Podsabotino e San Mauro (GO), prelevato dai partigiani ed ucciso a San Mauro il 15/1/45.
DON POMBEO PERAI – Parroco dei SS. Pietro e Paolo di città della Pieve, ucciso per rappresaglia partigiana il 16/6/44.
DON VITTORIO PERKAN – Parroco di Elsane (Fiume), ucciso il 9/5/45 dai partigiani mentre celebrava un funerale.
DON ALADINO PETRI – Parroco di Pievano di Caprona (PI), ucciso il 2/6/44 perché ritenuto filo fascista.
DON NAZZARENO PETTINELLI – Parroco di S. Lucia di Ostra di Senigallia, fucilato per rappresaglia partigiana il 1/7/44.
DON UMBERTO PESSINA – Parroco di S. Martino di Correggio, ucciso il 18/6/46 da partigiani comunisti.
SEMINARISTA GIUSEPPE PIERAMI – Studente di teologia della diocesi di Apuania, ucciso il 2/11/44 sulla linea Gotiga da partigiani comunisti.
DON LADISALO PISACANE – Vicario di Circhina (GO), ucciso da partigiani slavi il 5/2/45 insieme AD ALTRE 12 PERSONE.
DON ANTONIO PISK – Curato di Canale d’Isonzo (GO), prelevato dai partigiani slavi il 28/10/44 e fatto sparire per sempre.
DON NICOLA POLIDORI – Della diocesi di Nocera e Gualdo, fucilato il 9/6/44 da partigiani comunisti a Sefro.
DON GIUSEPPE ROCCO – Parroco di S. Maria, diocesi di S. Sepolcro, ucciso dagli slavi il 4/5/45.
PADRE ANGELICO ROMITI – Cappellano degli AU della Scuola di Fontanellato, decorato al V.M., ucciso la sera del 7/5/45 da partigiani comunisti
DON ALESSANDRO SANGUANINI – Della congregazione della Misisone, fucilato a Ranziano (GO) il 12/10/44 da partigiani slavi, a causa dei suoi sentimenti di italianità.
DON LODOVICO SLUGA – Vicario di Circhina (GO), ucciso insieme al confratello DON PISACANE
DON EMILIO SPINELLI – Parroco di Campogialli (AR), fucilato il 6/5/44 dai partigiani con l’accusa di filo fascismo.
DON ANGELO TATICCHI – Parroco di Villa di Rovigno (Pola), ucciso dai partigiani slavi nell’ottobre 1934, perchè aiutava gli italiani.
DON ALBERTO TERILLI – Arciprete di Esperia (FR), morto in seguito ALLE SEVIZIE INFLITTEGLI DAI MAROCCHINI, ECCITATI DAI PARTIGIANI ITALIANI, nel maggio 1944.MONS.
EUGENIO CORRADINO TORRICELLA – Della diocesi di Bergamo, ucciso il 7/1/44 ad Agen (Francia) da partigiani comunisti, a causa dei suoi sentimenti di italianità.
DON REDOLFO TRCEK – Diacono della diocesi di Gorizia, ucciso il 1/9/44 a Montenero d’Idria da partigiani comunisti.
DON GILDO VIAN – Parroco di bastia (PG), ucciso dai partigiani comunisti il 14/7/44.
DON SEBASTIANO CAVIGLIA, parroco della GNR ucciso ad Asti il 27/4/45;
DON GIUSEPPE AMATEIS, parroco di Coassolo (TO), ucciso dai comunisti A COLPI D’ASCIA il 15/3/44 per avere deplorato gli eccessi partigiani;
DON EDMONDO DE AMICIS, cappellano pluri decorato della I G.M., assassinato a Torino dai gappisti il 24/4/45;
DON VIRGINIO ICARDI, parroco di Squaneto (Acqui Terme – AL), ucciso dai comunisti il 4/7/44;
DON ATTIILIO PAVESE, CAPPELLANO PARTIGIANO e parroco di Alpe Gorreto (Tortona – AL), ucciso dai suoi stessi compagni il 6/12/44 perché aveva OSATO CONFORTARE RELIGIOSAMENTE DEI TEDESCHI CONDANNATI A MORTE;
DON FRANCESCO PELLIZZARI, parroco di Tagliolo (Acqui Terme – AL), chiamato dai partigiani la notte del 10/5/45 e sparito nel nulla;
DON ENRICO PERCIVALLE, parroco di Varriana (Tortona – AL), ucciso a pugnalate dai partigiani il 14/2/44;
DON LEANDRO SANGIORGI, cappellano militare decorato al valore, ucciso dai partigiani a Sordevolo Biellese (BI) il 30/4/45;
DON LUIGI SOLARO di Torino, ucciso il 4/4/45 solo perché PARENTE DEL FEDERALE DI TORINO, anche lui trucidato dai partigiani a guerra finita;
PADRE EUGENIO SQUIZZATO, cappellano PARTIGIANO, ucciso dai suoi il 16/4/44 fra Corio e Lanzo (TO), poiché voleva abbandonare la formazione, TURBATO DALLE TROPPE CRUDELTA’;
DON ANTONIO ZOLI, parroco di Morra del Villar (CN), ucciso dai partigiani perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva DEPLORATO L’ODIO FRA FRATELLI.
DON STANISLAO BARTHUS della congregazione di Cristo Re (Imperia), ucciso il 17/8/44 dai partigiani perché aveva, durante una predica, DEPLORATO GLI ECCESSI PARTIGIANI;
DON COLOMBO FASCE, Parroco di Cesino (GE), ucciso nel maggio 1945 da partigiani comunisti;
DON ANDREA TESTA, Parroco di Diano Borrello (SV), ucciso il 16 luglio 1944
24.08.1943 ETTORE MUTI
ex segretario del P.N.F.,ucciso nella pineta di Fregene dai Carabinieri di Badoglio.
??.10.1943 GIUSEPPE COSSETTO
fascista di S.Domenica di Visinada, infoibato con la figlia NORMA e altri 1500 italiani da comunisti e croati
23.10.1943 vittime istriane cominciano le atrocità titine
28.10.1943 infoibati a Venes presso Albona vengono recuperate 63 salme.
29.10.1943 DOMENICO GIARDINA
Seniore della Milizia, valoroso combattente decorato, ucciso a Torino in imboscata partigiana
04.11.1943 GERNANDO BARANI
Seniore della Milizia, combattente, viene assassinato in un agguato partigiano mentre in bicicletta rientrava a casa dalla moglie e dalla figlia tredicenne
13.11.1943 IGINIO GHISELLINI
federale di Ferrara, ucciso in una imboscata partigiana mentre usciva dalla sua casa in Ferrara
01.12.1943 GINO GOBBI
Ten.Col. del 44° Centro Militare Provinciale, ucciso a Firenze.
15.12.1943 SALVATORE RUGGERI
Ten.Col. comandante del Deposito del 37° Rgt. Fant., ucciso ad Alessandria
18.12.1943 ALDO RESEGA
Seniore della Milizia, Commissario PFR di Milano, ucciso in imboscata partigiana davanti alla sua abitazione in Via Bronzetti
18.12.1943 PIERO DE ANGELI
ucciso in imboscata partigiana a Cusano Milanino
18.12.1943 LAMBERTO PRIMIERO
ucciso a Milano in imboscata partigiana
21.12.1943 MARIO TESTA
Maggiore dei Carabinieri, ucciso a Castino (CN)
30.12.1943 CARMELO BUFFA
Maggiore dell’esercito, ucciso a Borgo San Dalmazzo. Lascia moglie e figli
06.01.1944 MANLIO D’ABUNDO
capitano dei paracadutisti, trucidato a Milano
27.01.1944 EUGENIO FACCHINI
federale di Bologna ucciso in imboscata partigiana. Aveva 32 anni.
03.02.1944 CESARE RODINI
Capitano GNR, ucciso con i legionari Camillo Campanelli e Filippo Sannino mentre corre in aiuto del Presidio di Torre Pellice (TO) della 1° Legione GNR di Frontiera.
10.02.1944 ARTURO CAPANNI
Seniore della Milizia, Commissari del PFR, viene ucciso mentre rincasa a Varano di Forlì
18.02.1944 PARIDE MORI
capitano del Btg bersaglieri “Mussolini”, cade in Alta Val Baccia
03.03.1944 don GIUSEPPE GABANA
cappellano in S.p.e. nella 6° Legione GIULIA della Guardia di Finanza, muore a causa di un attentato partigiano subito il giorno prima nella sua casa di Trieste
13.03.1944 ANTONIO MAZZARINI
S.Ten. ucciso a Brescia in imboscata partigiana
31.03.1944 ATHER CAPELLI
ucciso a Torino in imboscata partigiana
15.04.1944 GIOVANNI GENTILE
presidente dell’Accademia d’Italia ucciso a Firenze in imboscata partigiana. Il Duce vietò ogni forma di rappresaglia e, il 17 giugno nominò presidente Giotto Danielli.
15.04.1944 ? COSIMO
1° Aviere paracadutista, fu assassinato a Roma in una imboscata. Era quello che aveva sparato al Te.Col. Bechi-Luserno quando quest’ultimo tentò di fermare il Magg. Rizzatti che, come è noto, aveva deciso di seguire i tedeschi in ritirata dalla Sardegna e di continuare a combattere.
16.04.1944 BENEDETTO COSIMO
capitano del “Nembo”, ucciso in imboscata partigiana
21.04.1944 LUPARELLI
maggiore, ucciso a Milano in imboscata partigiana in presenza della moglie
21.04.1944 V. BASILISCO
brigadiere, ucciso a Milano in imboscata partigiana
05.05.1944 GIUSEPPE GIARDINA
S.Ten. del Btg Bassano della MONTEROSA, figlio del Seniore Giardina, trucidato a Melle in Val Varaita
07.06.1944 ARISTIDE LISSA
capitano della GNR ucciso a Santino di S.Bernardino (NO)
19.06.1944 SILVIO PARODI
Console della Milizia, Commissario al Comune di Genova, viene ucciso a
Savignone (GE) in un agguato partigiano
08.07.1944 UMBERTO BARDELLI
maggiore comandante del Btg. “Barbarigo”, ucciso in imboscata partigiana con altri a Ozegna (TO)
22.07.1944 ALDO ROMANO
S.Ten.Pilota della 3^ squadriglia del 1° Gruppo, era stato catturato dai partigiani il 15 luglio mentre si recava in licenza e condotto a Cigliè. Qui con minacce, lusinghe e torture si tentò in ogni modo di indurlo ad abiurare la sua fede e ad unirsi alla banda. Ma il suo rifiuto fu fermo e fierissimo per cui i partigiani lo uccisero.
26.07.1944 VENTI MORTI per una bomba di eccezionale potenza fatta esplodere a Ca’ Giustinian a Venezia, sede del 617° Comando Provinciale della G.N.R. Fra i morti (8 fascisti di cui 3 ausiliarie e 12 civili) anche donne e anziani che stavano ritirando sussidi, travolti dalle macerie.
29.07.1944 VITTORIO DE FILIPPI
della 1° B.N. Capelli, ucciso a Moncalieri
??.08.1944 DECIMO VERCESI
della 14° B.N. Ucciso con i fratelli Mario, Alfredo e Giuseppe
06.09.1944 FEDERICO FATTORI
Tenente della GNR Montagna e Foreste, caduro presso Morbegno (SO)
14.09.1944 RAFFAELE MANGANIELLO
prefetto di Torino, ucciso in imboscata partigiana sull’autostrada Milano-Torino (a Mazze) con gli agenti Alceo e Francesco Gabriellini e l’ausiliaria Dorotea Lantieri. Aveva 44 anni.
30.09.1944 14 BERSAGLIERI giovani, vengono uccisi a Imperia in imboscata partigiana
22.10.1944 MARIO D’AGOSTINO
Comandante della 34° B.N. Briatore ucciso a Savona
25.10.1944 UGO POZZI
asso dell’aviazione, viene ucciso in un’imboscata partigiana in Val Camonica, insieme alla moglie
22.12.1944 LUIGI CARALLO
Ten.Col della X° MAS, ucciso a Locavizza (GO)
27.12.1944 OTTAVIO ROCCHI
figlio del direttore di “Brescia Repubblicana”, ucciso in imboscata partigiana
27.02.1945 O.CASOTTI
della B.N. Ferrari, caduto negli scontri del 26 e 27 febbraio presso Villa Ferretti a Fabbrico (RE) insieme a G.IANNI, D.COCCHI, C.BALIELLO,G.ANGELINI, G.GHISI, U.FRINGUELLI, L.SANFERINO, F.VOLPATO, L.LUPPI.
07.03.1945 S.Ten. MARIETTA
Volontario di Francia nel Btg Mazzarini, viene trucidato a Prato Sesia insieme a Busini, Marazzi e Paris
19.03.1945 17 ALPINI della MONTEROSA, morti in un attentato al treno che li trasportava, in Piemonte.
07.04.1945 MARIO ROSATI
del 1° Btg. Forlì, ussiso a Tossignano (BO)
10.04.1945 MAURIZIO ZINGARELLI
Ten.Col. GN, viene ucciso a Brescia
13.04.1945 ROBERTO SALVI
tenente ucciso da disertori mongoli nei pressi di Bergamo
25.04. 1945 ALDO SANCHIONI
Ten. Della 1^ Batteria del Gruppo “Amerio”, assassinato a colpi di mitra a Milano. Per mano partigiana era caduto anche il fratello Giorgio l’11.3.45
26.04.1945 GIOVANNI PREZIOSI
Ispettore Generale per la razza. Per non cadere vivo nelle mani dei partigiani si uccise con la moglie Valeria Bertarelli gettandosi dalla finestra di un palazzo di Milano.
26.04.1945 MARIO DE BIASE
maggiore comandande di Btg, ucciso nei pressi di Bergamo
27.04.1945 GIOVANNI BIFFOLI
colonnello ucciso a Lecco
27.04.1945 GUIDO GALLI
capitano della GNR ucciso a Lecco in un’imboscata
27.04.1945 MARINO FATTORI
colonnello GNR ucciso a Sondrio
27.04.1945 RODOLFO PARMEGGIANI
federale ucciso a Sondrio
28.04.1945 ROSSI
Generale della R.S.I. trucidato a Torino
28.04.1945 FRANCO COLOMBO
comandante della Legione MUTI, ucciso a Lenno (CO)
28.04.1945 GILBERTO DEL MONTE
capitano del Btg Perugia. Trucidato a Lecco
28.04.1945 BENITO GELATI
del Btg. “Mussolini”, sedicenne, ucciso a Gracova (GO)
28.04.1945 FARINACCI ROBERTO
Famoso gerarca di Cremona Ucciso dai partigiani a Vimercate. Il cadavere è Oltraggiato dalla folla.
29.04.1945 ANGELO BERIZZI
Commissario PFR a Vimercate dove viene ucciso
29.04.1945 CARLO BORSANI
medaglia d’Oro, cieco di guerra, trucidato a Milano
29.04.1945 STARACE ACHILLE
Ex segretario del P.N.F. poi caduto in disgrazia, viene catturato il 28, processato sommariamente e condannato a morte. Viene condotto in Piazzale Loreto davanti al Cadavere di Mussolini, poi Ucciso con una raffica di mitra. Muore gridando “Viva il Duce” E salutando romanamente
30.04.1945 DARIO ANTONELLI
capitano della GNR ucciso a Bergamo
01.05.1945 ANGELO MUSSELLI
questore di Pavia, qui assassinato
01.05.1945 ERMINIO BARBIERI
giovane di Bolzano volontario nella GNR, ucciso a Longhere (TV)
02.05.1945 GIUSEPPE SOLARO
ispettore delle B.N., impiccato a Torino e gettato nel Po
02.05.1945 MICHELE MORSERO
capo provincia, fucilato a Vercelli
02.05.1945 PIETRO TURCONI
aviere della RSI, trucidato a colpi di arma da taglio a Rovello Porro (Como)
03.05.1945 MARILENA GRILL
ausiliaria sedicenne, uccisa a Torino con un colpo alla nuca, dopo essere stata violentata per cinque giorni alla Caserma Valdocco
03.05.1945 RICCARDO GIGANTE
senatore di Fiume, cade per ferocia comunista e slava in sieme ad altri 2000 italiani
06.05.1945 BARBARA FORLANI
ausiliaria di Castelfranco Emilia (MO), trucidata a Langosco Lomellina (PV)
11.05.1945 DINO GOVONI
trucidato nel comune di Argelato (BO) insieme ai fratelli Marino, Emo, Giuseppe, Augusto, Primo e Ida
12.05.1945 ALBERTO PERFETTI
colonnello, trucidato dai partigiani presso Vercelli
13.05.1945 GIUSEPPE MATTIOLI
squadrista della 29° B.N. Muti di Faenza, trucidato a Jerago insieme ad altri 13 prigionieri.
14.05.1945 ANTONIO CANEVARO
capitano GNR trucidato a Genova
16.05.1945 GIOVANNI POZZI
ultimo comandante della 6°B.N. Cristina, viene trucidato a Cambiasca sulle colline di Intra-Pallanza
17.05.1945 MARIA TERESA TIRABASSI
ausiliaria di Roma, viene trucidata nella strage di San Possidonio (MO)
17.05.1945 FERDINANDO GALLERONI
Colonnello comandante del 1° Deposito AR.CO., dopo essersi arreso al CLN di Vicenza il 27.4.45 e aver consegnato assegni per sette milioni, il 17 maggio venne liberato. Ma, mentre stava rientrando a casa, sparì insieme alle ricevute dei 7 milioni. Gli assegni, però, vennero regolarmente incassati.
23.05.1945 LORENZO POZZOLI
questore di Como, qui fucilato.
26.05.1945 LUCIANA MINARDI
ausiliaria del Gruppo Colleoni della Decima, trucidata a Cologna Veneta
28.08.1945 ICILIO BACCI
senatore di Fiume, trucidato dai comunisti slavi
23.09.1945 ENRICO VEZZALINI
capo provincia, fucilato a Novara
23.03.1946 GINO CERA
maggiore comandante del Btg.O.P. di Torino condannato a morte nell’estate 1945 e fucilato

INCONTRO “LA MISTICA DELLA GUERRA”